Chiudo in bellezza,
con la mia opera magna
Dei miei libri ce ne sono due cui tengo tantissimo, mettendo in secondo piano gli altri cinque: parlo di “Papà, andiamo a Santiago? – Padre e figlia sul Cammino Portoghese” – per la sua bellissima impaginazione, con le 160 pagine interne del tutto colorate, fatta da mia moglie Marika – e di quest’ultimo (perché raggruppa tutto quanto, e inoltre è sia scritto sia impaginato meglio degli altri).
Avevo proposto a Ilario Lavarra – che dal 16 settembre 2017 sta facendo il giro del mondo su una Vespa – di volerlo sostenere con gli incassi delle eventuali vendite di questo libro, fino all’ipotetico raggiungimento di 1.000 euro. Lui mi ha ringraziato facendomi però notare che in questo periodo fa un’enorme fatica a stare dietro a tutto. Perciò non riuscirà a promuovere il libro e quindi non se la sente di assumersi degli impegni, seppur gratificanti. Peccato, perché ammiro assai la sua scelta di vita.
Mi si potrebbe far notare che io abbia sbagliato a incaponirmi nel volere un libro così corposo, difficilissimo poi da vendere. Mi si potrebbe far notare che se fosse più settoriale avrebbe più mercato. Osservazioni ineccepibili di cui, però, non intendo avvalermi. La pubblicazione della mia fatica conclusiva ho voluto farla innanzi tutto per me stesso, per appagarmi, per la mia pignoleria, al di là di quali possano essere gli sviluppi delle vendite: in concreto, è quella che mi soddisfa di più in assoluto. Mi piace chiudere con il mio lavoro più bello che abbia mai fatto; ci ho lavorato tanto – per indole sono incontentabile e voglio sempre il massimo da me stesso – e il risultato, lasciatemelo dire, stavolta è diventato fantastico: ora è il mio fiore all’occhiello e me la godo, abbiate pazienza ma… quanno ce vo’ ce vo’.